Facebook ammette la gratuità in cambio dei dati degli utenti, ma traccia ancora quelli disattivati e punta all’Africa

Facebook, non ancora ripresasi dalle ultime polemiche in Australia, e dallo scandalo dei gruppi social adibiti a veri e propri mercati neri dell’illegalità, ma già pronto a nuovi progetti per connettere il mondo, sembra aver raggiunto una tregua con le istituzioni dell’Unione Europea che, però, presto potrebbero doversi occupare di un nuovo caso di profilazione non dichiarata.

La piattaforma si è già impegnata a migliorare la trasparenza nella pubblicità politica , in vista delle europee di Maggio, e nel consentire agli utenti di capire il perché visualizzino determinati contenuti sul NewsFeed (e come intervenire per cambiare le cose). Alla Commissione Europea, però, tutto ciò non bastava e, così, ha ottenuto da Facebook la revisione delle condizioni e dei termini di utilizzo del servizio (che in futuro potranno essere ri-variate unilateralmente solo nel caso tengano conto degli interessi del consumatore) secondo criteri di maggiore chiarezza: d’ora innanzi, infatti, gli utenti sapranno che Facebook è gratuita in cambio del loro consenso nel cedere le informazioni personali a scopo profilazione.

Oltre a ciò, Facebook ha concordato di revisionare all’insegna della chiarezza anche le circostanze nelle quali può chiudere un account, e quelle che prevedono il ricorso nel caso ciò accada: ovviamente, può capitare che sia l’utente a cancellare la propria iscrizione al social che, in questo caso, potrà conservare le informazioni dell’utente in questione per 90 giorni, in caso di motivi tecnici, o dietro precise richieste dell’autorità giudiziaria. Dulcis in fundo, Menlo Park – nel modificare la limitazione di responsabilità – ha ammesso la propria anche nelle fattispecie legate alla negligenza, come nel caso in cui app di terze parti (es. il caso Cambridge Analytica) facciano un uso improprio dei dati.

Secondo Vera Jourova, commissario UE alla giustizia, Facebook avrà tempo non oltre Giugno per mettere a regime i cambiamenti concordati, pena pesanti sanzioni.

Non è chiaro, però, se Facebook metterà mano anche al modo in cui gestisce i dati degli account disattivati. Una recente inchiesta del portale CNET, infatti, ha dimostrato che Facebook continua a monitorare in giro per internet, grazie ai pulsanti “Condividi” sparsi un po’ ovunque (275 milioni di siti), le attività online anche di coloro che, nello scegliere tra cancellazione dell’account e disattivazione dello stesso, optano per la strada più morbida. Facebook si è giustificata spiegando di non aver mai qualificato la disattivazione dell’account quale strategia di tutela della privacy degli utenti ma, allo stesso modo, è pur vero che nella politica di trattazione dei dati non si fa alcuna menzione di quest’eventuale tracking post stand-by.

Un po’ tutti i grandi big tecnologici guardano all’immenso mercato africano, e Facebook è tra questi. Zuckerberg, abbandonando gli avveniristici progetti dei droni volanti, starebbe meditando di far stendere un più comune cavo in fibra attorno all’Africa, onde abbattere i costi di accesso alla banda larga, e guadagnare alle proprie app milioni di utenti del continente nero. Il progetto, intitolato Simba, dal nome del Re Leone, dovrebbe avvenirein tre fasi, e consentire la collocazione sul posto di data center adibiti a supportare il traffico locale verso i suoi servizi, e verso WhatsApp in particolare, già molto popolare nel nuovo mercato: costo stimato dell’operazione, 1 miliardo di dollari.

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